Cerchi e cunei

Inaspettatamente, si presenta l’occasione di rimettere mano alla tesi. Rileggendo l’introduzione mi faccio due risate. Modestia vorrebbe che la tenessi chiusa in un cassetto, però la trovo ancora divertente. Ha fatto ghignare il mio maestro, a suo tempo, e ha fatto storcere il naso a tutta la commissione. Tutto sommato, c’è di che essere soddisfatti…

 

 

 

"Il grandangolo della Storia [introduzione]

 

L’evoluzionismo è una filosofia della storia. Condivide con altre impostazioni la convinzione di aver individuato la logica del processo ontologico. Una questione di prospettiva, lo sguardo evoluzionistico sulla natura è risultato il più consono allo spirito della rivoluzione industriale e del primo capitalismo. Ha soddisfatto le esigenze della borghesia che si radicava al potere, e alimentato le speranze della neonata “classe operaia”, contribuendo sostanzialmente a liberare entrambe dalla scomoda ultrapresenza del blocco ideologico aristocratico-teologico.

 

L’evoluzionismo è una filosofia della storia. Costringendo la questione nei limiti dello specifico problema naturalistico dell’origine delle specie, Darwin si tutelò da accuse di “ideologicità”, ossia di voler andare contro lo status quo per il gusto di farlo (cosa estremamente disdicevole e lontana dalle sue inclinazioni). La sua era una teoria scientifica che rispondeva a problemi specifici, nulla di più. Darwinisti di destra e di sinistra avrebbero potuto poi scannarsi sulle implicazioni presunte della teoria, dopo aver respinto gli attacchi degli anti-darwinisti (attacchi che durarono relativamente poco e che non impedirono a Darwin di diventare una specie di eroe nazionale, sepolto con tutti gli onori nella cattedrale di Westminster). L’evoluzionismo era già nell’aria:la teoria di Darwin dette legittimità (senza nessuna pretesa in questo senso) a tutto un conglomerato di teorie storiche, antropologiche e sociali che si stavano diffondendo già prima della pubblicazione dell’Origine delle specie(Herbet Spencer über alles). L’evoluzionismo venne assunto da molti come la bandiera ideologica perfetta: coloro che sostenevano il libero mercato («sopravvivenza del più adatto»), coloro che rifiutavano il dominio ideologico della Chiesa («l’uomo discende dalla scimmia»), coloro che dovevano giustificare l’Impero e per i quali l’uomo bianco, possibilmente inglese, era naturalmente in cima alla “scala evolutiva”delle molteplici società, e quindi pienamente legittimato a diffondere laciviltà (sotto forma di vestiti tessuti in Inghilterra, possibilmente).

 

Lo stesso evoluzionismo darwiniano però non è solo una filosofia della storia naturale. Nelle pieghe della teoria si trova una filosofia della storia tout court, una filosofia fatta di processi, di relazioni, di interdipendenze. Di equilibri dinamici, e di conseguenze. Una filosofia spassionata, perché poco incline al soffermarsi sulla fame e la disperazione e la felicità, sul bene e il male. L’uomo non è che un animale al pari degli altri, ancora meno, è un vivente al pari dei viventi, e va inteso nel rapporto col suo ambiente esattamente allo stesso modo di una felce.

 

Chi non ha una prospettiva, è altrettanto poco incline a guardarsi alle spalle. E oggi le prospettive scarseggiano. Chi deve fare maggiori profitti oggi, non è incline a preoccuparsi del domani. Chi deve sopravvivere con tre lavori non ha tempo materiale per preoccuparsene. Il pensiero evoluzionistico è invece necessariamente carico di storia, e diprospettive. Riflettere l’evoluzionismo sull’uomo è più di quanto molti siano nella disposizione di affrontare o tollerare.

 

L’evoluzionismo darwiniano è una filosofia della storia. Il dispiegarsi della storia risponde alla cornice concettuale che l’evoluzionismo fornisce. La storia è una costruzione, ancora meglio, le storie sono una costruzione, una continua oscillazione tra documentazione e impostazione, ricerca di fonti guidata da un’idea, un progetto o un ideale, conferma del proprio presente o sostegno delle proprie aspirazioni, decostruzione dell’attuale, scardinamento degli assoluti presunti tali, fonte di ispirazione di pratiche. La storia è rimozione del passato pericoloso, marginalizzato o negato, per sostenere un presente pacifico e sedato. I manuali di storia sono le fondamenta degli Stati moderni.

 

L’evoluzionismo darwiniano è una filosofia della storia, nato in un’epoca di filosofie della storia. Condivide con altre filosofie della storia il ruolo preminente della processualità senza la quale la storia non risulterebbe. Processualità che nasce e viene alimentata da una dialettica non interna allo spirito, non limitata all’agone umano, una dialettica coestensiva alla vita. I tentativi di piegarne la lente per leggervi le trame della cosa umana si sono finora dimostrati dannose forzature, incapaci di apprezzare le finezze di quell’ottica, e inquinanti per la sua pubblica immagine. Così come Darwin lo ha impostato e come i genetisti lo hanno raccolto, l’evoluzinismo darwiniano è il grandangolo della storia.

 

***

 

Quando fu pubblicata l’Origine delle specie, l’ostilità che suscitò nasceva dal veder messo in discussione un sistema di legittimazione del potere. Non tanto il potere, in sé, che quello già lo mettevano in crisi imargini di profitto degli industriali rivoluzionari. Il potere non è altro che il poter imporre la propria volontà. E questo lo si consegue manu militari solo quando la corruzione e l’ottundimento nonfunzionano più. Dagli inizi dell’800 la capacità di ottundimento della Chiesa (di qualsiasi chiesa) andava scemando sempre più, man mano che a dare da mangiare alla gente diventavano le fabbriche che certo non erano state create da un dio che, guarda caso, fino a quel momento aveva assomigliato al Signore (del castello). La Natura del Creatore propagandata dalla Chiesa rifletteva l’ordine socialepostfeudale, latifondista, scarsamente propenso all’innovazione. La Natura di Darwin tagliava i ponti con questa rappresentazione, permettendo ad una nuova società di specchiarsi nella nuova cosmologia. Andava sostituendosi alla chiesa un’altra autorità nel dare risposte all’uomo comune, e perfino la politica si faceva scientifica.

 

Oggi l’evoluzionismo è nuovamente in discussione. A essere messa in discussione, ancora una volta, è la «comunità legittimante», questa volta però l’evoluzionismo ne fa parte. Oggi, nel sistema di consenso in cui viviamo, «l’opinione pubblica» è la prima divisione corazzata della comunità legittimante. Giornali, radio e televisione danno forma al senso comune, rispondendo agli interessi dei propri consigli di amministrazione. Internet, come ogni mezzo di comunicazione ai suoi albori, sembra ancora uno spaziolibero, ma probabilmente questo dureràancora poco per noi, mentre per buona parte della popolazione umana non lo èmai stato né lo sarà mai. La comunità scientifica al pari del «mondo dell’informazione» si ammanta della pretesa di imparzialità, di estraneità alla contesa umana, mentre la scienza viene ridotta nella vulgata a resurretta Alchimia, questione di fede, sempre più lontana dalla comprensione dell’uomo comune, ingrado di dominare le correnti più profonde della Natura, così come di deformarla e deturparla producendo "immorali mostruosità".

Nonostante questo, oltre a permettere il rinnovamento dei margini di profitto delle industrie attraverso la ricerca, la comunità scientifica oggi detiene il monopolio ufficiale del concetto di salute. La parola della comunità scientifica è ancora ritenuta dirimente e risolutiva.

 

Gli attacchi diretti all’evoluzionismo, tuttavia, non ne minacciano in alcun modo lo statuto scientifico. Neo-creazionismi e progetti intelligenti, privi di qualsiasi garbo scientifico, non riescono a porsi realmente su di un piano di confronto con l’evoluzionismo. Eppure, accademici progressisti stranieri ed italiani si sentono in dovere di ribattere alle gradasse sparate prive di fondamento di integralisti mascherati da scienziati, assumendosi la responsabilità di legittimarne la voce.

 

La comunità scientifica non è una comunità omogenea. I processi coordinati di ricerca, sperimentazione, implementazione sono stati progressivamente e pienamente assorbiti dall’industria (di cui oggi è parte l’agricoltura) la quale non se ne può privare. La proprietà intellettuale e il segreto industriale servono a tutelare i margini di profitto. La libera circolazione e lo scambio di idee e conoscenza restano un mito umanistico e illuministico in cui è felicemente e falsamente avvolta la cosiddetta ricerca di base e la ricerca improduttiva (che non contribuisce all’innovazione tecnica, che non genera uno slittamento dei margini diprofitto, sappiamo di cosa stiamo parlando), o divengono appannaggio e bandiera di marginali comunità resistenti. La ricerca di base è un investimento senza garanzie. Nessun buon imprenditore vi investirebbe denaro. L’esigenza di finanziamenti a fondo perduto per la ricerca di base può essere ritenuta uno dei motivi di sopravvivenza delle entità statuali, insieme agli altri finanziamenti che il sistema economico (industriale, finanziario) riceve attraverso la gestione indiretta (“la politica”) delle risorse dei consumatori (il termine cittadini, per quanto corretto, è estramamente demodé).

 

Nonostante tutto, quella parte della comunità scientifica che non sugge il vincolante capezzolo dei finanziamenti privati potrebbe denunciare l’aspirazione umana all’estinzione, e rivelare l’idiozia suicida dell’attuale rapporto dell’uomo con il proprio ambiente, qualora smettesse l’ormai ipocrita maschera della presunta neutralità scientifica. Minarne dunquela legittimità è una priorità di chi non vuole messa in discussione la direttiva primaria del profitto ora e subito.

E’ proprio una caratteristica della comunità legittimante quella di poter produrre nel proprio seno chi la metterà in discussione. La comunità legittimante è di volta in volta espressione funzionale di un determinato gruppo di potere: in un’epoca turbolenta, un nuovo gruppo antisistemico può facilmente trovare all’interno della comunità legittimante,in linea di principio ostile, il proprio alfiere. Questo accadde a MartinLutero, questo accadde a Darwin."

 

One response to “Cerchi e cunei”

  1. tom_Z

    Era da qualche giorno che volevo ritaglirmi una mezz’ora per leggere con attenzione. Ora sono soddisfatto, ma il resto? Si può leggere? Ah si, potevi finire con… questo accadde a Matrix:-)
    Ti abbraccio.